
Ci sono vittorie che raccontano molto più dei tre punti. Quella di Pescara fotografa la crescita dello Spezia, capace di affrontare una gara complicata senza perdere lucidità e, soprattutto, senza rinunciare alla propria identità. Nel primo tempo gli spazi sono pochi, prevalgono i duelli e la partita resta tattica. Gli aquilotti costruiscono comunque le occasioni per Mazzocchi e Bright, mentre Micai risponde presente quando il Pescara riesce ad attaccare la profondità.
Nella ripresa arriva un’altra prova di maturità. Bright rompe l’equilibrio, Parigi risponde, ma l’1-1 non cambia lo spartito dello Spezia. La squadra continua a giocare, mantiene le distanze e cerca la vittoria senza farsi prendere dalla frenesia.
Ed è qui che si vede sempre più chiaramente la mano di Turati, artefice di un’identità ormai riconoscibile. Lo Spezia vuole comandare attraverso il pallone: il possesso resta una delle costanti, indipendentemente dalla caratura dell’avversario. Cambiano gli interpreti e cambiano le difficoltà della partita, non la volontà di costruire, muovere il pallone e cercare gli spazi attraverso il gioco.
Ma c’è anche un altro aspetto che racconta la crescita degli aquilotti: tutti sono al servizio degli altri. Chi perde palla trova un compagno pronto ad aiutarlo, chi pressa viene seguito, chi entra dalla panchina si inserisce immediatamente nel meccanismo. È uno Spezia che gioca da squadra prima ancora che da somma di individualità.
A Pescara la conferma arriva proprio dai cambi: Durmush alza il ritmo, Jimenez inventa e Zilli decide. Non semplici sostituzioni, ma uomini che entrano mantenendo intatta l’identità collettiva.
I progressi si vedono partita dopo partita: nella gestione dei momenti difficili, nella qualità del possesso, nella capacità di aiutarsi e nella convinzione con cui viene proposta la stessa idea di calcio. Il sesto successo consecutivo è un altro passo di un percorso che sta dando risultati e consapevolezza. Lo Spezia cambia uomini, ma non cambia volto. E questa, più di ogni altra cosa, è la firma di Turati.
