
Lionel Messi resta seduto a centrocampo. Guarda verso il pubblico, immobile. È difficile immaginare cosa gli passi per la testa. Forse ripensa agli ultimi novanta minuti. Forse, invece, davanti ai suoi occhi scorrono vent'anni di carriera, una vita intera iniziata tra le strade di Rosario e diventata leggenda.
È Lamine Yamal ad avvicinarsi. Messi si alza, lo abbraccia con un sorriso appena accennato, poi torna a sedersi. Non servono parole. Da una parte il campione che, insieme a Cristiano Ronaldo, ha definito il calcio di questo secolo. Dall'altra il ragazzo di diciannove anni destinato a guidarne il futuro.
Come pochi giorni fa era accaduto a Ronaldo, anche per Messi il Mondiale si chiude con una sconfitta che ha il sapore dell'ultimo atto. Il palcoscenico più importante del calcio saluta un altro dei suoi protagonisti assoluti.
Non è stata la sua partita. Per lunghi tratti Messi è rimasto ai margini del gioco, incapace di trovare quegli spazi che per quasi vent'anni ha visto prima di chiunque altro. Probabilmente è stata la sua prestazione più opaca del torneo. Ma una finale non può cambiare il peso di una carriera irripetibile.
Per quasi due decenni il calcio è stato una discussione infinita: Messi o Ronaldo? Due fenomeni, due modi diversi di arrivare alla grandezza. Messi è stato, probabilmente, il calciatore più forte che abbia mai visto dal punto di vista tecnico. Il suo sinistro sembrava vedere linee di gioco invisibili agli altri. Ronaldo, però, resta per me il più grande. Per il carisma, la leadership, la capacità di dominare in campionati diversi, di reinventarsi senza perdere la fame, di essere decisivo quando la pressione diventava insostenibile. Messi dava l'impressione che il calcio fosse semplice. Ronaldo dava l'impressione che nulla fosse impossibile.
Ora il testimone passa ad altri. Mbappé è il presente, Haaland continua a sembrare un centravanti fuori da ogni parametro, Bellingham è destinato a dominare il centrocampo per molti anni. E poi c'è Lamine Yamal. Questa sera non è stata la sua partita migliore, ma a diciannove anni ha già conquistato un Europeo e una Coppa del Mondo. È presto per caricarlo del peso di paragoni tanto ingombranti. Ma mentre Messi torna a sedersi, e la Spagna festeggia il titolo, viene naturale pensare che il volto della prossima epoca possa essere il suo.
