
C’era anche Sergio Carpanesi, ieri sera al Picco. C’era nel ricordo dei tifosi più navigati e di quella squadra degli anni Ottanta che seppe rianimare l’entusiasmo della città, arrivando a sfiorare la promozione in serie B dopo anni di crisi e fallimenti. Un ricordo rimasto intatto, accompagnato dall’applauso e dal coro di tutto uno stadio.
La partita scivola via serena, con le Aquile da subito padrone del campo. Cardinali ha aperto, Mazzocchi ha raddoppiato, Cazzadori ha chiuso. Nel mezzo il gol di Nicastro, che per qualche minuto ha cambiato il volto della serata. Sono stati cinque minuti di lieve smarrimento, quelli successivi all’1-2: la Vis Pesaro ha provato a rientrare nella partita, il Picco lo ha capito e ha cominciato a spingere ancora di più.
È anche questo il Picco: tifa, incoraggia, trascina, ma soprattutto legge la partita. Capisce quando la squadra ha bisogno di essere accompagnata.
Lo Spezia, dal canto suo, non si è snaturato. Una squadra giovane, con qualche meccanismo ancora da limare e qualche amnesia inevitabile, ma con una qualità che pesa: la personalità. Non si smarrisce davanti alla difficoltà, non arretra, non rinuncia alla propria idea di calcio. E quando la partita torna dalla sua parte, la chiude.
Cinque vittorie consecutive, sedici punti e la vetta solitaria sono il risultato di questo avvio. Ma adesso arriva la prima salita davvero irta del percorso: Pescara e Reggiana, due trasferte consecutive che chiederanno allo Spezia qualcosa di più.
Sarà lì che si misureranno la personalità e la tenuta di questa squadra. Per ora restano qualche dettaglio da correggere, qualche automatismo da perfezionare e una sensazione che cresce partita dopo partita: quella di un gruppo giovane che ha ancora margini importanti e che, senza proclami, sta costruendo la fiducia necessaria per provare a fare qualcosa di grande.
