
Ci sono automobili che attraversano il tempo senza perdere un grammo del loro fascino. La Aston Martin DB5 è una di queste. Presentata nel 1963 come evoluzione della DB4, era una raffinata granturismo britannica, veloce, elegante e costruita con una cura quasi artigianale. Sarebbe bastato questo per consegnarle un posto nella storia dell'automobile. Ma il destino aveva in serbo qualcosa di ancora più grande: diventare l'auto di James Bond.
L'incontro con l'agente 007 avviene nel 1964, in Goldfinger. Al volante c'è Sean Connery e accanto a lui una vettura color Silver Birch destinata a entrare nell'immaginario collettivo. Da quel momento la DB5 smette di essere soltanto un'automobile e diventa un simbolo. Merito delle sue linee senza tempo, ma anche dei celebri gadget immaginati dal reparto Q: sedile eiettabile, targhe rotanti, mitragliatrici integrate nei fari, schermo antiproiettile e spargichiodi. Espedienti cinematografici che contribuirono a trasformarla nella più famosa auto della storia del cinema.
Sotto il lungo cofano batteva un sei cilindri in linea da 4 litri, capace di sviluppare circa 282 CV e di superare i 230 km/h, prestazioni di assoluto rilievo per l'epoca. Gli interni in pelle Connolly, le finiture in legno e il cambio manuale a cinque rapporti completavano un ambiente raffinato, perfettamente in sintonia con l'eleganza dell'agente segreto britannico.
A oltre sessant'anni dal debutto sul grande schermo, la DB5 continua a esercitare un richiamo unico. È riapparsa in numerosi capitoli della saga, da Thunderball a Skyfall, fino a No Time to Die, diventando il filo conduttore che unisce le diverse incarnazioni di James Bond.
Non è la più potente tra le auto guidate da 007, né la più sofisticata sotto il profilo tecnologico. Eppure nessun altro modello è riuscito a rappresentare con la stessa efficacia il perfetto equilibrio tra lusso, sportività e understatement britannico. In fondo, il segreto della Aston Martin DB5 è proprio questo: essere molto più di una vettura. È un'icona culturale che continua a raccontare, con la stessa eleganza di oltre sessant'anni fa, il mito di James Bond.
