
«Dopo aver vinto il campionato, nell'agosto del 2020, sapevo già che non mi sarei goduto quel momento perché avevo capito che non avrei continuato la mia avventura allo Spezia. La Serie A non me l'hanno fatta godere».
Guido Angelozzi riparte dal ricordo più dolce e più amaro della sua avventura allo Spezia . «Anche quando sapevo che non sarei rimasto, ho cercato fino all'ultimo di fare il bene dello Spezia. C'era un problema enorme: il Picco non era omologato per la Serie A e dovevamo trovare uno stadio per le prime gare.
Grazie al rapporto di grande amicizia con Rino Foschi, allora direttore sportivo del Cesena, mi mossi subito e insieme al presidente del Cesena trovammo una soluzione. Non fu semplice: alcune società arrivarono perfino a offrirci dei soldi pur di farci rinunciare alla Serie A. Ma il mio unico pensiero è sempre stato quello di difendere gli interessi dello Spezia».
Il rammarico resta uno solo. «Non aver potuto salutare i tifosi aquilotti dopo una cavalcata così importante. Eravamo nel periodo del Covid, ma non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno e ci sono sempre stati vicini, anche da lontano».
Il pensiero passa quindi all'attualità. «Già da maggio di quest'anno, dopo la retrocessione in Serie C, ho iniziato a ricevere messaggi e telefonate. Alcuni amici mi avevano contattato, poi arrivarono i messaggi di Angelo Molinari e la telefonata del sindaco Pierluigi Peracchini: "Devi venire a Spezia". In quel momento ero a Cagliari, in Serie A, ma dentro di me sentivo che dovevo tornare».
A giugno il ritorno. «Ho trovato una situazione drammatica, molto complessa. C'è ancora tanto da lavorare per rimettere ogni cosa al suo posto. La proprietà ha investito tantissimi soldi nell'ultima stagione e il nostro dovere è non farla stancare. Dobbiamo fare un campionato da Spezia, fatto di sacrifici, umiltà e senso di appartenenza».
Il viaggio nei ricordi riporta alla stagione 2019-20. «La svolta arrivò a Pescara: perdevamo 1-0, poi Gudjohnsen cambiò la partita con un assist e un gol». Prima erano arrivate anche le sconfitte di Trapani e Benevento. «Italiano doveva limare alcune abitudini, ma aveva grandi qualità». Al tecnico rivolge un pensiero: «Gli auguro tutta la fortuna possibile».
Tra i protagonisti di quella promozione, Angelozzi ricorda Nzola: «È stato croce e delizia, aveva qualità enormi e avrebbe potuto fare ancora di più». Diverso il discorso su Emmanuel Gyasi: «Ci abbiamo creduto fin dai tempi della Serie C, ma oggi è impossibile un suo ritorno. Sono giocatori abituati a determinati standard economici e bisogna essere realistici».
Guardando al presente, il direttore rilancia il progetto. «Insieme al presidente e alla società daremo il massimo. Abbiamo preso giocatori di categoria e vogliamo costruire una squadra con identità. Sono molto legato a Luca Vignali: se vuole diventare una bandiera dello Spezia deve dimostrarlo sul campo, con i fatti. Lo stesso vale per Cassata e per tutti quei ragazzi che devono sposare fino in fondo questo progetto».
Sul mercato la linea è chiara. «Ricci e Bastoni si sono messi a disposizione anche sotto il profilo economico. Dobbiamo fare le cessioni e gli incastri giusti. L'attaccante da doppia cifra? Per me lo abbiamo già e si chiama Mazzocchi».
Infine il messaggio ai tifosi. «Sono tornato con tanto amore. Per me questa Serie C rappresenta una Champions. Sono tornato con entusiasmo perché credo nel progetto dello Spezia e voglio contribuire a riportare il club dove merita. Il pubblico sta rispondendo presente e vogliamo arrivare a seimila abbonamenti. Insieme daremo il massimo per rivivere grandi emozioni».
