
Basta una barca per cambiare prospettiva. In mare le differenze si riducono, i ruoli si mescolano e lo sport diventa un luogo dove sentirsi semplicemente velisti. È questo lo spirito di “Navigare Insieme”, il progetto promosso dalla Federazione Italiana Vela che ha fatto tappa alla Spezia con due giornate dedicate al parasailing e alla vela inclusiva.
Il 9 e 10 luglio la città ha accolto partecipanti, volontari e associazioni per un’esperienza a bordo delle Hansa 303, imbarcazioni progettate per garantire sicurezza e autonomia. Non solo una prova in mare, ma un’occasione per scoprire come la vela possa diventare uno strumento di libertà e partecipazione.
“Il progetto è nato dalla volontà della Federazione Italiana Vela di promuovere l’attività parasailing, ritenendo la vela uno degli sport più inclusivi”, spiega Filippo Maretti, coordinatore delle attività parasailing della FIV. “La cosa che più rende felici è vedere tanti ragazzi lasciare la propria carrozzina a terra e sentirsi, in mezzo al mare, nelle stesse condizioni di tutti gli altri”.
È proprio questo il cuore dell’iniziativa: permettere a chi sale in barca di essere riconosciuto prima di tutto come sportivo. “Quando i ragazzi salgono in barca sparisce la loro forma di disabilità”, racconta Francesco Costa, presidente della Lega Navale Italiana – sezione La Spezia.
Un percorso fatto di tecnica, autonomia e condivisione. “Spieghiamo loro le basi dell’arte marinaresca”, aggiunge Maretti, raccontando una filosofia nella quale il mare diventa un ambiente aperto, senza barriere.
La tappa spezzina di “Navigare Insieme” è stata resa possibile dalla collaborazione tra Federazione Italiana Vela, UniCredit attraverso il Fondo Carta Etica, Lega Navale Italiana – sezione La Spezia, Comitato I Zona FIV e sezione velica del Comando Interregionale Marittimo Nord.
“Stiamo creando opportunità – sottolinea Costa – ma sono loro che regalano dei sorrisi a noi”. Una frase che racchiude il senso più profondo dell’iniziativa: la vela non elimina soltanto gli ostacoli, ma crea nuovi incontri.
Perché alla fine il mare non chiede da dove si arriva, ma soltanto quale rotta si vuole seguire. “È proprio vero, siamo tutti sulla stessa barca”, conclude Maretti.
